They come from North

Visioni e narrazioni di una città estinta

Personale di Prasad Hettiarachchi

A cura di Simona Cella

Illustrazioni
Oggetti performativi in movimento
Conversazioni, derive e cinema espanso

MILANO
3-11 giugno
Associazione 1+1+1


ROMA
18-23 giugno
Fondazione Pianoterra


BRESCIA
27 giugno - 05 luglio
CARME

Con They come from North Kaiya Collective, in collaborazione con Terzo Paesaggio, 5e6 e Fondazione Pianoterra, continua la ricerca sui linguaggi artistici, i territori e gli immaginari esplorati nella costellazione artistica e laboratoriale scaturita dalla produzione del lungometraggio Still Here di Suranga Katugampala.
La residenza, in linea con la filosofia di Kaiya Collective, risponde ad un’urgenza creativa disobbediente, sganciata da un sistema economico e da meccanismi neocoloniali di sfruttamento di artisti del Global South. L’intera operazione, ideata collettivamente, si appoggia ad una struttura organizzativa leggera e ad un budget sostenibile e nelle prime fasi interamente autofinanziato.
L’opera dell’artista diventa magnete aggregante di una costellazione temporanea che mette in relazione realtà radicate sul territorio e attive in una riqualificazione urbana e culturale con outsider non ancora intercettati da istituzioni, finanziatori o circuiti artistici e culturali.
Nel corso della residenza Prasad Hettiarachchi oltre a confrontarsi con soggetti artistici e culturali si interfaccerà con il circuito diasporico srilankese con il quale progetterà un laboratorio di arte pubblica.

MILANO

03 -- 11 giugno

Associazione 1+1+1 / Frigoriferi Milanesi
Via Piranesi, 12

h10.30 - h19.00


03 giugno - h.18.30
Vernissage con accompagnamento musicale di Roberto Dell'Era

05 giugno - h.18.30
Immagine e contemplazione. L'eredità e il pensiero critico di Ananda Coomaraswamy nell'arte contemporanea.
Collegamento video con Pubudu Jayagoda, politologo

06 giugno - h.18.30
Making New Land. Paesaggio e arte tra psicogeografia e mappe emotive
Prasad Hettiarachchi in conversazione con Marta Bertani e Fabrice Dubosc

10 giugno - h.21.30
Cinema espanso a cura di Kaiya Collective

MUDEC MILANO
Via Tortona 56, Milano

04 Giugno - h18.30

Still Here: il potenziale decoloniale e disobbediente del cinema espanso
Presentazione del concept book Crazy Fish Sing
Conversazione con
Marta Bertani, architetta e paesaggista
Simona Cella, critica cinematografica
Prasad Hettiarachchi, artista visuale
Fabrice Dubosc, ricercatore di narrazioni decoloniali
Suranga Katugampala, regista

TERZO PAESAGGIO
Via S. Bernardo, 17, 20139 Chiaravalle

08 giugno - h.18.30
Saravita Box Pop
Workshop di costruzione di un prototitpo personalizzabile di Saravita Box Pop // Euro 5

15 giugno - h.21.00
Mysterious Object at Moon
Camminata notturna ai margini della città
Light design by Prasad Hettiarachchi
Music by Saravita Box Pop

ROMA

18 -- 23 giugno

Fondazione Pianoterra
Via Giusti, 24

h10.30 - h19.00


18 giugno - h.18.30
Vernissage

19 giugno - h.18.30
Immagine e contemplazione. L'eredità e il pensiero critico di Ananda Coomaraswamy nell'arte contemporanea.
Collegamento video con Pubudu Jayagoda, politologo

20 giugno - h.18.30
Il potenziale decoloniale e disobbediente del cinema espanso
Presentazione del concept book Crazy Fish Sing
Conversazione con
Suranga Katugampala, regista
Ivelise Perniola, docente di Storia e Critica del Cinema, Università di Roma Tre
Simone Brioni, curatore
Graziano Chiscuzzu, produttore
Federico Pedroni, critico cinematografico
e Francesco Rombaldi, editore

BRESCIA

27 giugno -- 05 luglio

Associazione Culturale CARME
Via delle Battaglie, 61/1

h10.30 - h19.00


27 giugno - h.18.30
Vernissage

28 giugno - h.18.30
Still Here: il potenziale decoloniale e disobbediente del cinema espanso
Presentazione del concept book Crazy Fish Sing
Conversazione fra Suranga Katugampala, Simone Brioni, Graziano Chiscuzzu e Prasad Hettiarachchi

29 giugno - h.18.30
Immagine e contemplazione. L'eredità e il pensiero critico di Ananda Coomaraswamy nell'arte contemporanea.
Collegamento video con Pubudu Jayagoda, politologo

They come from North
Personale di Prasad Hettiarachchi

Testo critico

Artista raffinato e engagé, da anni Hettiarachchi osserva e rappresenta le grandi trasformazioni sociali ed urbane causate dalla neocolonizzazione indiana e cinese dello Sri Lanka. I Visitatori (They) arrivano da un Nord che non rappresenta più, o almeno non solo, gli ex colonizzatori europei o gli Stati Uniti bensì nuove potenze mondiali come Cina e India interessate a sfruttare le risorse naturali e sociali dello Sri Lanka, snodo centrale per la Nuova Via della Seta. Fuoco generativo dell’intera ricerca dell’artista è Colombo e in particolare l’impatto del recente sviluppo urbanistico ed architettonico sulla capitale dell’isola. They come from North include una selezione della produzione dell’artista a partire dal 2019 fino ad arrivare alle opere più recenti. L’allestimento delle opere utilizza diversi dispositivi espositivi per valorizzare i multipli livelli di lettura e fruizione delle opere.
Innanzitutto la dimensione del cinema, evocata sia in forma di trasparenze di alcune opere che permettono allo spettatore di giocare liberamente con il meccanismo della proiezione, che di allestimento dell’intera mostra, che ricorda i magazzini di gas5, quartiere portuale e mercantile di Colombo.
Nella costellazione delle opere di Prasad Hettiarachchi, il Saravita Box e Carro Armato (Katuru Muvahath) sono due oggetti centrali che metaforicamente operano su più livelli. Il Saravita Box è un tipico oggetto urbano contemporaneo usato dai venditori ambulanti di street food, che per attirare i clienti lo personalizzano con decorazioni, luci e suoni, trasformandolo in oggetto performativo, mentre il Carro Armato (Katuru Muvahath), anche esso oggetto performativo, è un affilatrice ambulante che ancora oggi vaga per i mercati di Colombo offrendosi per affilare coltelli e lame.
Le due opere stanno a rappresentare Il consenso verso il potere e l’oppressione verso il popolo. Tali letture possono essere comprese meglio attraversando il pensiero Gramsciano, molto vicino all’artista. Nei Quaderni dal carcere, dove si parla notoriamente di: alleanza fra operai e contadini; funzione degli intellettuali; rapporto tra intellettuali, classe e partito; Stato come combinazione di società politica e società civile, di dominio e direzione; elaborazione di una nuova filosofia del proletariato. Costellazione di temi che pare avere la sua scaturigine in una questione nevralgica che l’artista fa emergere tramite personaggi mitologici che vengono rievocati in chiave contemporanea: perché la classe operaia, anche dopo la delucidazione operata da Marx, continua a accettare lo sfruttamento? Cosa le impedisce di costituirsi finalmente come soggetto rivoluzionario? Come possono gli oppressori, i dominanti, avere il consenso degli oppressi, dei subalterni? Una questione che, sconfinando anche in quella più generale dei meccanismi del potere, rende le analisi e le categorie di Antonio Gramsci un riferimento notevole per altri contesti e momenti storici, come è accaduto ad esempio nello studio dei processi di dominio coloniale e di decolonizzazione. Ecco allora che il pensiero di Antonio Gramsci è attraversato da Prasad Hettiarachchi in duplice contesto. La relazione con lo Stato e, allo stesso tempo, con i colonizzatori. Duplice è anche la funzione dei tavoli e delle lampade che evocano il lavoro dell’architetto e al tempo stesso invitano ad una lettura delle opere come fossero grandi libri illustrati o mappe geografiche.
Il potere dunque prende volti nuovi e complessi, come quelli ritratti nella serie The Architect dove forte è il rimando all’India, geograficamente vicina e storicamente legata allo Sri Lanka da un viscerale rapporto irto di tensioni e contraddizioni. La figura di Gandhi sembra rivivere nel corpo degli architetti, nuovi Guru di un selvaggio sviluppo urbanistico. Appoggiati come asceti a pali da cantiere, hanno corpi e mantelli ricamati da un'intricata e anarchica trama architettonica dove antichi simboli -il cigno, il loto- ormai ridotti a vuoti simulacri navigano tra autostrade, tubature, pale eoliche e minacciose gru. Tondi occhiali da sole schermano gli occhi degli architetti, nascondendo lo sguardo rapace ed indagatore.
Allo sguardo nascosto degli Architetti si contrappongono gli occhi raddoppiati dei protagonisti della serie They come from North. Dalle loro teste nascono non più Sacchi ma bolle trasparenti che altro non sono che foto dei cantieri cinesi che hanno invaso l'isola. La trasparenza del materiale rende possibile la magia di un cinema di ombre e libere proiezioni. Nei disegni dedicati a Slave Island, storico quartiere popolare vittima di una gentrificazione sempre più aggressiva, è il bianco a dominare e a configurare un astratto landscape dove in un raffinato gioco di rimandi simbolici e complesse stratificazioni le architetture tradizionali galleggiano a fianco di minacciosi cantieri, inquietanti creature e corpi mutanti. Qui il bianco, colore tradizionalmente associato al Buddismo e al concetto di purezza, subisce un ribaltamento di significato diventando il colore che assorbe e nasconde la violenza di un potere corrotto e violento che spesso ricorre ad omicidi, rapimenti e depistaggi. E in questo bianco assorbente, ecco apparire, come artigli di rapaci, ganci di imponenti gru che afferrano misteriosi sacchi intrecciati ai capelli degli abitanti. Il Sacco, oggetto centrale ricorrente in tutta l’opera dell’artista, è una scatola magica che contiene memoria, sogni ma anche oggetti e vestiti di un popolo sempre più spesso costretto ad abbandonare la propria abitazione per disastri ambientali, guerre o gentrificazioni selvagge. L’artista non ci mostra l’interno di questi sacchi che nelle opere Our lives in the sack and Sack si fanno anche leggere sculture di cartapesta, materia che già contiene in sé, attraverso le pagine dei giornali con la quale è composta, la cronaca dello Sri Lanka. Ne dipinge però la superficie attingendo ai Racconti di Jataka, immenso patrimonio di racconti e favole della mitologia buddista che come spesso accade negli anni sono stati saccheggiati, censurati, manipolati da ideologie nazionaliste. Hettiarachchi rivisita questo universo in chiave contemporanea e non religiosa rappresentando personaggi mitologici ma ancora molto vivi nell'immaginario popolare. Centrale per esempio la storia di Patachara, principessa che trova la via dell’Illuminazione e si fa monaca o la rappresentazione dell’Inferno buddista. È il mondo immaginario dove trovano rifugio gli abitanti costretti all’isolamento da un’urbanizzazione selvaggia che ha dissolto i legami sociali. Nella serie Floating City una reinvenzione della città svela la sagoma di Port City, città cinese costruita su un’isola artificiale di sabbia prelevata dall’Oceano, celebrando il lavoro degli operai che hanno trasportato immense quantità di sabbia e sassi, spesso sottopagati e costretti a lavorare in condizioni di precarietà economica e insicurezza per costruire palazzi e oasi di benessere.
Rappresentazione dell’ambiguità del potere The Queen, raffinato ed elegante doppio ritratto che sovrappone il volto di un’enigmatica Imperatrice cinese a quello della Regina Elisabetta. Avvolta in un sontuoso manto decorato con rose e spine ed uccelli predatori incarna il doppio volto e l’ambiguità del potere.
Lo spettatore è invitato ad attraversare e muoversi fluidamente su più livelli di visione e ascolto: mostra, installazione artistica, esplorazione geografica, performance musicale, cinema espanso. Qualsiasi sia la modalità di fruizione la visione di Hettiarachchi impregnata da un'interpretazione in chiave orientale e postcoloniale dell'ideologia marxista e del pensiero gramsciano, è al contempo arte, manifesto politico e riflessione critica.

Ammaliati da uccelli mitologici, prigioni, mostri divini...

Nel presente della carta, nel pennello, nel pigmento passato e futuro si toccano e toccano noi, muovendo il nostro immaginario su altri lidi. confini frastagliati di mari immaginati, di sciami di uomini che prendono, usurpano, danneggiano e fecondano contemporaneamente. predano e amano, lasciano segni, lasciano semi, lasciano forme, formano eredità. bagagli pesanti per chi verrà poi , e quei segni guarderà e non capirà. poichè a capire, nei loro occhi, sono solo gli artisti, che uniscono nel tempo non tempo del loro pennello, delle loro matite il tempo dei tempi. il tempo che tutto comprende.

Qualcuno cade, qualcuno si abbraccia, qualcuno conversa in regge sospese, chi sono questi esseri? lottano, e abitano universi paralleli, che nell’attimo della nostra visione convivono. È una lotta che si ripete, un eterno ritorno, un movimento cristallizzato nel segno.

Oggetti si sospendono in improbabili primi piani, fili agganciati ad altrovi misteriosi.

Ma dove si è nascosta la bussola per orientarci in queste cartografie? Dove se non in una moneta, uno zahir o un soldo del capitale? E chi risolverà il rebus, (perché è un rebus, manca il finale a questa narrazione ), chi rimetterà l’ago del nord a segnare la direzione, l’orizzonte, l’orientamento per noi che navighiamo incerti in queste mappe di H.? Non c’è terra, non c’è mare, non c’è lido o scoglio. C’è il frammento, questo sublime spazio vuoto, che forma equilibrio e sospende nel mistero questa isola non trovata, questi guerrieri dalle mille facce e un orologio,e spinge agli angoli.

Guardate gli angoli, pieni, che sembrano dire, c’è un oltre oltre il foglio. Oppure non si riesce a far stare tutto. Guardate il centro, se centro c’è, e vi sembrerà (solo sembrerà) di ricomporre la rosa dei venti, prima di essere ammaliati da uccelli mitologici,prigioni, mostri divini, occhiali che ottenebrano per rivelare, ipnotici pavimenti.

Nelle acque magiche di P.H. tutto convola a narrare e a farci perdere in queste storie, dove tutto si tiene, oltre ogni umana legge.

Alessandra Orlando
Pittrice e storica dell'arte

Un uomo avvolto in un manto, un bastone tra le mani. Il volto nascosto da una foresta, gli occhiali tondi, le lenti immerse nelle acque oceaniche. È un eremita, un operaio, un sacerdote che nasconde nel suo manto una storia segreta e terribile. È il regista di un grande kolossal che narra di un Regno popolato da eroi e demoni, sacerdotesse nude e madri dolenti. Uccelli mitologici rapiscono fanciulle e Re Guerrieri che brandiscono mille spade per difendersi dall’assalto di nuovi conquistatori. Ambasciatori conversano tra le mura silenziose di un palazzo mentre fuori minacciosi cantieri emergono dal mare. Un Regno violato e perduto dove i palazzi bruciano, i confini si frantumano, le acque divorano. Un Regno, un grembo materno che nutre l’universo e accoglie mostri artigliati. Arte epica, politica, popolare, mitologica che lascia spazio all’immagina- zione ma nulla concede al potere violento e corrotto del capitalismo neo colonialista. È soprattutto un testo libero che possiamo guardare come un film, leggere come saggio di geopolitica, contemplare come un mandala, decifrare come un rebus. Respirare come una poesia.

Simona Cella
Curatrice e critica cinematografica


Prasad Hettiarachchi

Hettiarachchi originario del quartiere Rajagiriya (Colombo) eredita la passione per l’arte dal padre, artigiano del legno specializzato nella costruzioni di lanterne rituali. Si forma in Pittura Murale e Archeologia presso la Postgraduate Institute of Archaeology, University of Kelaniya, e dopo una breve parentesi nel mondo della pubblicità nel 2010 decide di dedicarsi interamente all’arte. Collabora inizialmente con il Theertha Artists’ Collective per poi concentrarsi in una ricerca personale che lo porta a sperimentare diverse tecniche e linguaggi. Alla produzione di raffinate illustrazioni ispirate all’arte della miniature si aggiungono negli anni l’arte murale, l’intaglio, la scultura, la videoarte, il design e la Land Art.
Dal 2016 al 2022 in collaborazione con il Central Cultural Fund (Matara District Project) realizza importanti interventi di restauro di dipinti di antichi templi buddisti. Dal 2022 entra a far parte di Kaiya Collective, collettivo di artisti multidisciplinari.


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